ISO 14001:2015 – Le novità dei Sistemi di Gestione Ambientale

26 Dicembre 2019

La norma rappresenta lo standard per la certificazione dei Sistemi di Gestione Ambientale – SGA maggiormente diffuso a livello mondiale ed i suoi contenuti sono recepiti integralmente quali requisiti del Regolamento Europeo EMAS n. 1221/2009/CE2.

La 14001 del 2015 si inserisce nel quadro di tutte le nuove norme ISO per i Sistemi di Gestione (9001 e 45001), caratterizzate da una struttura comune – la cosiddetta High Level Structure (HLS) – che prevede un’identica sequenza e denominazione dei punti norma/paragrafi e l’utilizzo della medesima terminologia. 

L’esigenza di avere una struttura univoca per tutte le norme sui Sistemi di Gestione è maturata in sede ISO come risposta al crescente proliferare, negli anni più recenti, di standard di management con differente struttura, all’utilizzo di definizioni diverse per gli stessi termini e, talora, anche di requisiti in contraddizione fra loro.

Quali sono i tre concetti chiave che caratterizzano la ISO 14001 2015?

I tre concetti chiave che caratterizzano la norma 14001:2015 sono:

  • il “Contesto”;
  • la “Prospettiva del Ciclo di Vita” (“Life Cycle Perspective”);
  • il “Rischio”.

Si può notare come il secondo e il terzo concetto siano collegati, rispettivamente, con il primo e il terzo degli aspetti emergenti come prioritari dalla survey ISO. 

Nella norma hanno trovato spazio la progettazione e lo sviluppo dei prodotti in chiave ambientale, la comunicazione ambientale esterna e l’interazione con gli stakeholder.

I tre concetti indicati sono le tre chiavi di lettura che attraversano tutta la norma in modo pervasivo, rileggendone i requisiti alla luce del nuovo approccio e del “salto di qualità” complessivo che si vuole chiedere alle organizzazioni aderenti.

Cosa si intende per “Contesto” dell’organizzazione?

La spinta alla formalizzazione di una “analisi del contesto” dell’organizzazione nasce dalla volontà dell’ISO di valorizzare il contributo e di rafforzare il ruolo del Sistema di Gestione Ambientale quale strumento di gestione nel quadro delle più ampie problematiche dello sviluppo sostenibile (di natura quindi anche sociale ed economica), riconoscendo la necessità, ai fini della sua efficacia, che esso tenga in adeguata considerazione il contesto complessivo in cui l’organizzazione opera, nonché le aspettative e i bisogni delle diverse parti interessate che sono attive nel medesimo contesto e con cui essa, a diversi livelli e con diverse finalità, interagisce (operatori delle filiere a monte e a valle, aziende concorrenti, comunità locali, istituzioni, etc.).

Il contesto introdotto dalla ISO 14001:2015 è quindi multidimensionale – non solo “ambientale” in senso fisico e naturale – e “popolato” di soggetti (parti interessate) portatori di specifici bisogni e aspettative. 

É proprio all’identificazione di tali bisogni e aspettative, nonché più in generale delle questioni che dal contesto possono emergere relativamente alle dimensioni evidenziate, che è prioritariamente finalizzata l’analisi del contesto.

Perché la “Prospettiva del Ciclo di Vita” è un concetto chiave del Sistema di Gestione Ambientale?

Il Ciclo di Vita viene richiamato come approccio concettuale e metodologico fondamentale per lo sviluppo del SGA, che di fatto chiede all’impresa di considerare, in una visione e con una logica unitarie, tutti gli impatti ambientali connessi ai suoi prodotti/servizi lungo tutte le fasi della loro vita, nonché di valutare e gestire correttamente i processi e le attività da cui questi sono causati. 

La novità è chiaramente ispirata dalla convinzione che un approccio seriamente improntato al “Ciclo di Vita” possa realmente migliorare il SGA e, quindi, consentirgli di apportare un contributo determinante allo sviluppo sostenibile e al successo durevole dell’impresa.

Il riconoscimento di un ruolo così significativo all’approccio del Ciclo di Vita nel SGA è un punto di svolta nell’evoluzione degli schemi di certificazione volontaria. 

Assumere una Life Cycle Perspective nell’identificazione, valutazione e gestione dei propri aspetti ambientali significa adottare un approccio volto a considerare i processi produttivi e il loro impatto sull’ambiente in una prospettiva che trascende i ristretti confini del luogo ove si svolge la produzione in senso stretto (tipicamente, il “sito produttivo” dell’impresa) e prendere anche in esame tutte la fasi, a monte e a valle della produzione, dalla progettazione, alla distribuzione, al consumo, etc. fino al “fine vita” dei prodotti e servizi, indipendentemente dal luogo dove materialmente si svolgono tali fasi e dai soggetti cui fa capo principalmente la responsabilità di conduzione di tali attività (designer, trasportatori, retailer, smaltitori, etc.) che sono, nella gran parte dei casi, entità ben distinte dall’organizzazione che si certifica.

Perché la ISO 14001 contiene il concetto di “Rischio”?

In base alla struttura High Level Structure, l’identificazione e la valutazione dei rischi connessi ad un dato sistema di gestione (SGQ, SGSL, SGA) costituisce un presupposto fondamentale per poterne correttamente impostare la pianificazione e poter definire, di conseguenza, azioni efficaci in termini sia di prevenzione sia di mitigazione.

L’integrazione del concetto di rischio contribuisce a rispondere all’esigenza di soddisfare l’aspettativa di integrare maggiormente il SGA con il business e con gli indirizzi strategici aziendali e di superare così uno dei principali limiti di cui i Sistemi di Gestione Ambientale hanno spesso sofferto: quello della mancata o insufficiente integrazione non solo nell’operatività dell’azienda, ma anche e soprattutto nella definizione delle sue strategie ai livelli più elevati dei processi decisionali.

In linea con gli obiettivi di rafforzamento dell’integrazione fra norme, il nuovo standard si allinea infatti alla definizione di rischio contenuta nelle principali norme ISO di riferimento sul tema, qualificandolo come “effetto dell’incertezza sugli obiettivi” ed esplicitando come tale effetto – inteso in modo “neutrale” come “deviazione” o “scostamento” da ciò che è atteso e pianificato – possa essere sia positivo sia negativo. 

In quest’accezione, dunque, il concetto di rischio non si riferisce più unicamente a potenziali conseguenze negative, o comunque indesiderabili, ma tende ad ampliarsi, riconoscendo come ad un dato evento possa associarsi una pluralità di impatti, sia negativi sia positivi. 

In questa logica, le imprese sono quindi chiamate ad adottare e a sviluppare, nel proprio SGA, approcci alla gestione del rischio finalizzati non solo a prevenire e a mitigare le potenziali conseguenze negative per il raggiungimento dei propri obiettivi, ma anche a cogliere e a valorizzare le opportunità che una gestione ambientale corretta ed efficace può offrire in una logica di integrazione con il business aziendale.

 


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