I rischi per i lavoratori che utilizzano le mascherine

06 Luglio 2020

Prevenzione del disagio termico causato dalle mascherine anti virus

Prima della pandemia l’uso dei dispositivi delle vie respiratorie era previsto per un numero limitato di attività professionali.

I dati INAIL mostrano che nel 2019 le malattie professionali a carico dell’apparato respiratorio occupano il quarto posto per le denunce protocollate.

Le mascherine sono progettate per proteggere i lavoratori dall'inalazione di sostanze pericolose come:

- polveri

- fibre

- fumi

- vapori

- gas

- microrganismi

-particolati che possono essere presenti nell'ambiente di lavoro e provocare patologie a carico delle vie respiratorie.

La recente emergenza sanitaria da COVID 19 ha reso obbligatorio o consigliato l'uso dei DPI (maschere) nella maggior parte degli ambienti di lavoro al chiuso o all'aperto.

È pertanto indispensabile che l'introduzione di tali dispositivi negli ambienti di lavoro sia sempre accompagnata da un'attenta valutazione dell'accettazione e delle potenziali ricadute sulle condizioni ergonomiche dell'attività lavorativa svolta, prendendo in esame:

  • il comfort termico del DPI, in considerazione della durata dell’impiego e del contesto d’uso.
  • l’adattabilità dei DPI alle caratteristiche fisiche e alle condizioni individuali di tutti i lavoratori - con particolare riferimento ai soggetti sensibili;

Chi sono i soggetti sensibili?

  • Donne in gravidanza;
  • Malattie cardiovascolari e ipertensione;
  • Disturbi della coagulazione;
  • Patologie neurologiche o assunzione di psicofarmaci;
  • Disturbi della tiroide;
  • Malattie respiratorie croniche;
  • Claustrofobia o attacchi di panico.

Mascherine e affaticamento termico

L’affaticamento termico che potrebbe causare il dispositivo di protezione delle vie respiratorie in zone come la testa è dovuto ad un effetto barriera rispetto agli scambi termici e che potrebbe determinare un discomfort per il lavoratore che lo indossa.

Questo fattore diventa più evidente in presenza di condizioni microclimatiche sfavorevoli e di attività lavorative più intense, e rappresenta un problema di interesse igienistico emergente alla luce di:

- cambiamenti climatici in corso;

- ondate di calore sempre più intense e frequenti.

Il discomfort dovuto all’accumulo di calore percepito sul viso, o sulla parte di esso coperto dal facciale è uno dei motivi di intolleranza per chi indossa il dispositivo.

Tener conto di questo aspetto vuol dire ridurre i fattori di non accettabilità del dispositivo ed evitare che il lavoratore decida arbitrariamente di rimuoverlo e/o di non utilizzarlo o di utilizzarlo in maniera inappropriata.

Mascherine e cambiamento di respirazione

Il lavoratore percepisce come calde, e quindi non confortevoli, temperature della pelle del viso sotto la maschera superiori ai 34,5°C.

Un fattore che può aumentare la sensazione di discomfort durante l’utilizzo del dispositivo è il cambiamento del modo di respirare.

In condizioni di riposo la maggior parte degli adulti ha una respirazione nasale (inspirazione ed espirazione attraverso il naso).

Con l’intensificarsi dell’attività fisica può accadere che la respirazione da nasale diventi oronasale.

Questo cambiamento incide sulle due componenti degli scambi di calore legati alla respirazione la respirazione oro-nasale, infatti, prevede una maggiore dispersione del calore verso l’ambiente rispetto alla respirazione nasale.

L’aria espirata rimane bloccata dal facciale e si percepisce maggiormente il calore a seguito dell’aumentata presenza di vapore acqueo.

Mascherine e claustrofobia

Non va dimenticato il fattore psicologico, che può avere un impatto indiretto sul carico termico associato all’uso del dispositivo di protezione delle vie respiratorie.

L’uso del dispositivo può causare una sensazione di claustrofobia.

Alcuni soggetti affetti da disturbi di ansia mostrano un disturbo d’ansia “respiratorio”, caratterizzato da un’attività respiratoria intensa durante un attacco di panico che è probabilmente legata ad un falso allarme di soffocamento proveniente dal sistema nervoso centrale.

La risposta abituale all'insorgenza di un attacco di panico o di una reazione claustrofobica è una risposta simpaticomimetica provocata dal rilascio di neurotrasmettitori (ad es. catecolamine come l'adrenalina e la noradrenalina).

Tale rilascio causa un aumento dell'attività metabolica che si manifesta con un'elevata frequenza cardiaca e respiratoria, palpitazioni, pressione sanguigna elevata, ecc.

Una sensazione di calore associata a questi eventi può essere dovuta a:

  • all'aumento dello sforzo respiratorio dovuto ad una maggiore resistenza respiratoria percepita del dispositivo;
  • oppure all'aumento della sudorazione nel microambiente del facciale dovuto allo stress psicologico che potrebbe aumentare la temperatura di quella zona del viso.

Una delle strategie che può essere messa in atto per alleviare l’impatto dell’uso del dispositivo delle vie respiratorie è il raffreddamento del viso, che risulta essere una delle più efficaci, insieme ad una attenta programmazione di pause di recupero e reidratazione durante il lavoro.

Valutazione dei Rischi

I DPI facciali sono tenuti sotto stretto sotto controllo negli ambienti di lavoro nell’ambito della valutazione dei rischi, ecco le criticità:

  • Auto-contaminazione. Manipolazione della mascherina e successivo contatto delle mani contaminate con viso ed occhi;
  • Auto-contaminazione. Provvedere alla sostituzione di maschere inumidite o sporche;
  • Emicrania o difficoltà di respirazione;
  • Sviluppo di lesioni cutanee o dermatiti o peggioramento di patologie dermatologiche;
  • Difficoltà di comunicazione verbale chiara, soprattutto per attività al pubblico;
  • Disagio termico, anche in relazione alle caratteristiche di suscettibilità individuale;
  • Difficoltà di comprensione della comunicazione verbale per persone con problemi uditivi per impossibilità di leggere il movimento delle labbra, anche in relazione alle caratteristiche acustiche dell'ambiente.

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